Gustare i sapori di una storia antica

Le attività storiche delle Cinque Terre erano l’agricoltura, che ha disegnato il famoso paesaggio a fasce terrazzate e la pesca. Non c’era cantina delle Cinque Terre nella quale non venivano conservate decine di arbanelle di acciughe e l’odore di vino e di pesce si fondevano in una storica simbiosi.

In proposito, è interessante uno scritto del pittore Renato Birolli dell’agosto del 1955:

Dalle vigne geometriche scenderà tra poco l’uva; dal mare sale sempre il pesce. E chi va a pesce è il medesimo che sale alle vigne.


 

uva
La produzione vitivinicola
La millenaria coltura della vite ha rappresentato per il territorio delle Cinque Terre un elemento capace di modificarne in profondità la fisionomia.
Nel passato infatti l’ agricoltura, attività dominante nella zona, era rivolta soprattutto alla coltivazione della vite; limitatamente ad alcune zone si coltivavano olivi ed agrumi e, solo marginalmente, alcune porzioni di terreno erano destinate alle produzioni orticole.

I tratti di terreno più alti erano coperti da boschi (come del resto ancora oggi), che fornivano frutti spontanei (soprattutto castagne), legname e foglie da interrare per fertilizzare il terreno coltivato a vigneto.
Le popolazioni delle Cinque Terre traevano il loro sostentamento principale dall’attività agricola, barattando con le popolazioni dell’entroterra i propri prodotti e cercando di vendere una parte del vino nelle vicine città della Spezia e Genova.


 

Sciacchetrà

Lo Sciacchetrà è un vino passito, dolce e liquoroso, prodotto nelle Cinque Terre dalle uve dei vitigni Bosco, Albarola e Vermentino.
Se l’origine del nome sembra avvolta nel mistero – per alcuni deriva dal termine semitico “shekar” col quale, nella Palestina di 3.000 anni fa, venivano definite le bevande fermentate, per altri dal verbo dialettale “sciacàa”, ossia “schiacciare”, utilizzato in questo caso per indicare l’operazione di pigiatura dell’uva – certo è che il pregiato vino è divenuto l’emblema per eccellenza delle Cinque Terre.

Un profumo fruttato, floreale, che ricorda le essenze della macchia mediterranea: sentori di frutta secca, confettura d’albicocca, pesca gialla e vaniglia, miele di castagno e spezie. Un colore caldo e intenso: dal giallo dorato all’ambra, tendente al topazio. Un sapore dolce, ma mai stucchevole, caldo, di buon corpo, vellutato e suadente, ben equilibrato, da una piacevole e lievissima tannicità.

Un vino amato da poeti e letterati. Ne parlarono Plinio, Boccaccia e Petrarca. Giosuè Carducci lo descrisse come “l’essenza di tutte le ebbrezze dionisiache”, Giovanni Pascoli ne richiese l’invio di poche bottiglie “in nome della letteratura italiana”, Gabriele D’annunzio lo descrisse come “profondamente sensuale”.

Comprendere fino in fondo un vino come lo Sciacchetrà significa, non solo assaporarne le qualità organolettiche ma anche apprezzarne tutto il bagaglio di conoscenze tradizionali legate alla cultura della terra. Vuol dire bere un vino in grado di ribadire ad ogni sorso una storia che parla del rapporto secolare e talvolta controverso tra l’uomo e la natura.


 

Le acciughe salate di Monterosso

Piatto tradizionale delle Cinque Terre, vengono lavorate secondo l’antica ricetta di Monterosso al Mare. Note come “pan du ma”, le acciughe vengono pescate con il tradizionale metodo della lampara e con la rete a cianciolo e lavorate a mano nell’arco di due o tre giorni. L’attenta disposizione a strati, un’adeguata pressatura e un accurato monitoraggio di quantità e qualità della salamoia, rendono le acciughe sode e gustose, garantendone anche la perfetta conservazione. Il prodotto così ottenuto mantiene tutto l’aroma e il sapore del pesce appena pescato. Da provare con olio, origano e aglio per un eccezionale antipasto ma anche ottimo come secondo piatto.


 

I limoni

La coltura dei limoni è presente sul territorio delle Cinque Terre già dal Seicento. All’epoca conosciuti con il nome di citroni, oggi offrono una grande varietà di prodotti. Un alimento antico, simbolo del territorio, ha trovato qui un terreno e un clima favorevole, che permette una coltivazione senza l’uso di additivi chimici. Da questo “oro delle Cinque Terre” si ricavano marmellate, biscotti, crostate, dolci e il limoncino.


 

Miele

La ricchezza della vegetazione delle Cinque Terre favorisce la produzione del miele di acacia, di castagno, e di macchia mediterranea.

(tratto da www.parconazionale5terre.it)